mercoledì 25 settembre 2013

Leggo con divertito interesse le polemiche che vedono oggi contrapposti tutti coloro che sono essi stessi causa della “mala politica” delle acque in Irpinia, su cui farebbe bene ad indagare la stessa procura della Repubblica di Avellino, stante la gravità dell'accaduto. Per oltre un decennio i politici oggi del PD e dell'UDC ( ieri nell'Ulivo enella Margherita ) hanno gestito la politica delle acque in Irpinia, ritardando il complessivo riordino del ciclointegrato ed il conseguente affidamento del servizio idrico ad un unico gestore, come previsto per legge. Credo di aver scritto sulla vicenda centinaia di articoli. Ed il loro comportamento odierno è simile a quello dellavecchietta, citata in un antico adagio avellinese, che - dopo aver trascorso la gioventù a donare a tutti le suegrazie - trascorre una morigerata vecchiaia recitando il rosario e criticando i vizi altrui. E a parlare dello “scippodelle acque irpine” - che in verità non esiste perchè le acque sono patrimonio di tutti - sono proprio coloro chehanno contribuito a rendere la situazione così grave: è di qualche giorno fa l'intervento dell'ex senatore De Lucache parla di un “rischio ecomafie” sul ciclo delle acque, spiegando che il disegno di legge regionale “aprirebbeuna falla nei controlli. Come Commissario per la costituzione dell'ATO Calore ho ben presente e documentatala vicenda che vide il Consorzio Alto Calore, allora presieduto da De Luca, farsi portatore di una sotterraneabattaglia contro lo Statuto dell'ATO, approvato dal Comitato Regionale di Controllo e quindi del tutto legittimo.Dalla sede dell'Alto Calore cominciarono a partire fax e telefonate a moltissimi comuni irpini, con l'invito a nonapprovare lo Statuto, suggerendo addirittura il testo da inserire in delibera; ed alcuni Sindaci che nonapprovarono lo Statuto erano addirittura impiegati del Consorzio, che evidentemente aveva interesse a ritardareil riordino previsto, per continuare la gestione. Tra i primi comuni ad approvare ad unanimità lo Statuto, con irelativi visti di regolarità tecnica, fu proprio quello di Montefalcione, dove – guarda caso - di recente il Phatenuto un convegno sulle acque concluso da Mancino. Ma – ed il caso è tutto da ridere - pochi giorni dopol'intervenuta approvazione della delibera, forse per qualche suggerimento proveniente da alte sfere, la stessavenne revocata – senza alcun parere di regolarità tecnica – e quindi lo Statuto venne respinto. E a qualcuno chevolesse finalmente indagare sulle “ecomafie dell'acqua” sembrerà strano che numerosi comuni abbiano adottatouno stesso schema di delibera, con identiche parole suggerite dal Consorzio Idrico irpino, interessatoevidentemente a quella gestione. Ma tantissime nel tempo sono state le “strane contiguità” tra l'ATO – ente preposto al controllo della gestione – e l'Alto Calore irpino, che aspirava ad essere gestore unico, non avendone le caratteristiche: come non ricordare che Presidente dell'ATO è stato a suo tempo l'ing. Maselli che – caso non strano – è poi diventato Presidente di Alto Calore Servizi. Ricordo di aver a suo tempo affrontato anche un giudizio penale, avendo contestato l'illegittimità del Piano Stralcio approvato dal C.d.A. dell'ATO e non già dall'Assemblea, come previsto in Statuto. E tale Piano Stralcio prevedeva la realizzazione di opere per ben 769miliardi di vecchie lire. Esito del giudizio penale: l'arch. Rossano ha detto cose vere e non false e la delibera èillegittima. Tanto fu stabilito dal Tribunale di Benevento. Della identica vicenda penale era stato investito altroTribunale irpino, al quale avevo trasmesso la copia della sentenza del Tribunale di Benevento. Di tale vicendagiudiziaria si son perse in Irpinia le tracce. Avrà quel Piano Stralcio illegittimo prodotto effetti? In tale confusocontesto l'on. Giuseppe De Mita ritiene che il Pd in Irpinia organizza la protesta, ma è lo stesso Pd che hagestito lATO per dieci anni e che non ha fatto laffidamento del servizio. Se lavessero fatto oggi il disegno dilegge ci sarebbe persino indifferente “. Viene evidentemente dimenticata la stagione in cui Margherita ed Ulivoprocedevano di pari passo nella gestione dell'ATO Calore Irpino. E viene anche dimenticata la strana vicendadello sdoppiamento del vecchio consorzio Alto Calore in due società ( Alto Calore Patrimonio e Alto CaloreServizi ). E a beneficiare di quell'ardito sdoppiamento furono proprio gli strapagati consulenti che si inventaronoun algoritmo, col quale Alto Calore Servizi finanziava di fatto Alto Calore Patrimonio. Insomma davvero unabrutta vicenda, dove ci sarebbe tanto ancora da indagare, soprattutto per le assunzioni (oltre cento) avvenutesenza concorso in una società per azioni costituita tutta da enti pubblici ( Alto Calore spa ) e in un consorzioobbligatorio come l'ATO, costituito anche esso tutto da enti pubblici. Sempre in tale confuso contesto l'attualeCommissario dell'ATO Colucci – nominato dalla Regione – protesta contro le scelte regionali ed oggi attacca lo stesso assessore Romano ed il Presidente Caldoro che – a suo dire – “non avrebbero mosso un dito per affidare la gestione del servizio idrico integrato ad Alto Calore Servizi”. E mi sembra davvero strano che un Commissario di un Ente che deve istituzionalmente provvedere al controllo dell'operato del gestore faccia il tifo per uno dei gestori da individuare. Credo di essere stato tra i primi a criticare il recente disegno di legge con cui vengono ridisegnati gli ATO della Campania e le nuove disposizioni in esso contenute. Per il passato ho tenuto desta l'attenzione dell'opinione pubblica sulle tante vicende della depurazione della Campania, sugli strani provvedimenti bassoliniani con cui venivano individuati i gestori dell'ATO Sarnese Vesuviano, sui problemi dell'inquinamento del golfo di Napoli, del fiume Sarno e della Solofrana. Ed oggi assisto perplesso a questa pantomima in cui tutti si scagliano contro tutti: ed avverto tutta la gravità della vicenda di un Commissario Regionale che si scaglia con tanta virulenza contro il Presidente della Regione e l'Assessore che lo hanno nominato. Se non si condividono tali scelte vi è il saggio istituto delle dimissioni.

Arch. Claudio Rossano
che, come Commissario ATO, ha vissuto queste brutte vicende di acque sporche.

Nessun commento:

Posta un commento